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Mezzi per la protezione civile – bando

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Mezzi protezione civile – bando Fondazione CRT

Con il bando “Mezzi per la Protezione Civile,” la Fondazione CRT sostiene l’acquisto di automezzi per il trasporto di persone e attrezzature sul territorio regionale e nazionale nell’ambito delle attività di protezione civile.

Le organizzazioni di volontariato non profit che svolgono attività di Protezione civile in Piemonte e Valle d’Aosta possono richiedere contributi alla Fondazione CRT, per un ammontare complessivo di mezzo milione di euro, per l’acquisto di automezzi idonei al trasporto di persone e attrezzature sul territorio regionale e nazionale.

Possono partecipare al bando anche i gruppi comunali e intercomunali che operano nell’ambito della Protezione civile, compatibilmente con i requisiti previsti dal bando stesso.

Da ben 15 anni siamo al fianco della nostra Protezione civile, divenuta un’eccellenza a livello nazionale anche grazie all’impegno forte e capillare della Fondazione CRT per la tutela dell’ambiente e delle persone – afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Le parole d’ordine che ci guidano sono salvaguardia del territorio e sinergia con tutti i soggetti coinvolti, dalle organizzazioni di coordinamento ai piccoli gruppi di volontari presenti nelle realtà locali”.

Ogni contributo per l’acquisto di ciascun mezzo – dichiara il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci – è un passo in avanti sia sul fronte della prevenzione dei rischi naturali o legati alle attività dell’uomo, sia sul fronte del pronto intervento. I nuovi veicoli, infatti, permetteranno alle organizzazioni dei volontari di rafforzare il monitoraggio di un territorio fragile e complesso come il nostro e, nello stesso tempo, potranno essere integrati alla Colonna mobile della Protezione civile per le operazioni di soccorso e assistenza in caso di emergenza”.

Dal 2003 a oggi, la Fondazione CRT ha destinato complessivamente oltre 20 milioni di euro al sistema della Protezione civile in Piemonte e Valle d’Aosta. Queste risorse hanno reso possibile l’acquisto di 470 veicoli per il trasporto di persone e attrezzature (5,3 milioni di euro di contributi), la realizzazione di 940 interventi per difendere il suolo da alluvioni e frane nei Comuni con meno di 3.000 abitanti (9,2 milioni di euro) e la costituzione della Colonna mobile regionale di Protezione civile (5,5 milioni di euro), cui la Fondazione CRT ha destinato recentemente anche un contributo straordinario di 250.000 euro per la manutenzione del parco-mezzi e l’acquisto di un veicolo speciale.

TROMBA D’ARIA A SALERNO

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Voragine sul lungomare di Salerno:

Il maltempo di queste ore sta provocando numerosi disagi anche in provincia di Salerno. Una delle più colpite è la Costiera Amalfitana: questa mattina, infatti, una tromba d’aria ha danneggiato diverse strutture situate sul lungomare di Maiori, divelto cartelli stradali e sradicato alcuni pini marittimi. Non solo. Anche il tetto di un ristorante è stato scoperchiato dalle forti raffiche di vento.

La pioggia

Smottamenti si sono registrati in diverse strade dell’Agro nocerino sarnese, mentre veri e propri allagamenti si sono verificati sia a Salerno che nella zona sud della provincia. Sempre nel capoluogo una piccola voragine si è aperta dinanzi all’ Embarcadero sul lungomare Trieste. I tecnici dell’ufficio di pubblica incolumità del Comune sono stati costretti a transennare l’area. Notte di intenso lavoro, dunque, per i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. Fortunatamente non risultano feriti.

 

FONTE

VOLONTARIO – CITTA’ METROPOLITANA DI TORINO –

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DIVENTARE VOLONTARIO DI PROTEZIONE CIVILE

Il volontariato di protezione civile è nato sotto la spinta delle grandi emergenze che hanno colpito l’Italia negli ultimi 50 anni: l’alluvione di Firenze del 1966 e i terremoti del Friuli e dell’Irpinia, sopra tutti. Una grande mobilitazione spontanea di cittadini rese chiaro che a mancare non era la solidarietà della gente, ma un sistema pubblico organizzato che sapesse impiegarla e valorizzarla. Il volontariato di protezione civile garantisce, da allora, il diritto a essere soccorso con professionalità.

 

Per entrare a far parte del volontariato di Protezione civile, si possono seguire due strade:

  • entrare a far parte di una delle associazioni di volontariato iscritte all’Elenco regionale delle organizzazioni di volontariato di protezione civile
  • entrare a far parte del Gruppo comunale di volontari di protezione civile del proprio Comune di residenza

Ai volontari impiegati in attività di emergenza, addestramento, formazione, viene garantito, per il periodo d’impiego preventivamente autorizzato dalle autorità di protezione civile (comune, provincia, regione, dipartimento nazionale), il mantenimento del posto di lavoro e del relativo trattamento economico e previdenziale (DPR 194/2001, artt. 9 e 10).

La legge n. 266/91 art. 4, prevede inoltre che le organizzazioni di volontariato debbano provvedere alla copertura assicurativa dei propri aderenti, relativamente alla responsabilità civile verso terzi, agli infortuni ed alle malattie connessi allo svolgimento delle attività di protezione civile.

 

Per avere notizie più specifiche e precise sul volontariato di protezione civile sul territorio della Città metropolitana di Torino si puo’ contattare il Centro di servizi:

  • Centro di servizi per il volontariato di Torino “VOL.TO”
  • sede Via Giolitti 21 A 10123 Torino
  • Tel. 011/8138711 FAX. 011/8138777
  • numero verde 800 590 000
  • E-mail: centroservizi@volontariato.torino.it

oppure ci si può rivolgere al presidente del “Coordinamento provinciale delle associazioni, dei gruppi comunali ed intercomunali di volontariato di protezione civile della Città metropolitana di Torino”

Fonte

ALLUVIONE LIVORNO – INCHIESTA –

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Inchiesta sull’alluvione a Livorno, la Procura indaga sulla mancata evacuazione

Livorno, investigatori al lavoro per ricostruire tempi e responsabilità nella notte  tra il 9 e il 10 settembre. Prescritti i presunti abusi edilizi nelle zone devastatedi Federico Lazzotti
C’è un vuoto nella notte del fango. Un buco silenzioso lungo otto ore – compreso tra le 21,39 quando il centro funzionale di monitoraggio della Regione ha lanciato il primo allarme alla protezione civile livornese e le 5,40 quando è esondato anche il Rio Maggiore – e sul quale si stanno concentrando gli accertamenti degli investigatori che da tre settimane lavorano all’inchiesta aperta dalla Procura all’indomani dell’alluvione che ha messo in ginocchio Livorno causando nove morti.

Una scelta investigativa chiara, analizzare questo aspetto per verificare se esista o meno una responsabilità soggettiva e dunque penalmente rilevante per ciò che è accaduto tra il 9 e il 10 settembre. Meglio, se la negligenza di qualcuno, a cominciare da chi aveva il dovere di vigilare e tutelare sulla sicurezza dei cittadini, abbia innescato un principio di causa-effetto provocando la morte di una o più persone durante il nubifragio.

Anche perché da una prima verifica degli inquirenti, anche se fossero accertati reati quali abusi edilizi o d’ufficio nella costruzione degli edifici travolti dal fango, risulterebbero già prescritti. Dunque nonostante una eventuale responsabilità morale, queste ipotesi di reato sarebbero penalmente insostenibile. Ecco perché il pool coordinato dai pubblici ministeri Giuseppe Rizzo e Antonella Tenerani (i reati ipotizzati sono omicidio colposo e disastro colposo) sta verificando il perché, nonostante una situazione che di ora in ora si faceva sempre più drammatica, non sia stato deciso di avvisare dell’imminente pericolo (con l’allerta telefonica o con il megafono) e successivamente evacuare i residenti in abitazioni a rischio. Tanto che di queste 2.235 persone che vivono in case “alluvionabili”, in passato era stato fatto anche un censimento messo a disposizione delle autorità. Chi doveva farlo? E perché queste precauzioni non sono state messe in atto?

Per verificare eventuali responsabilità, sono state acquisite sia le comunicazioni di quella notte tra il centro funzionale di monitoraggio della Regione e la protezione civile livornese, alcuni tabulati telefonici, il piano di protezione civile. E due sentenze che hanno fatto giurisprudenza riguardo a disastri ambientali: quella della Cassazione sull’alluvione di Sarno del 1998 e quella del nubifragio di Genova del 2011. «Nel sistema delineato dal servizio di protezione civile – si legge in uno dei passaggi chiave del primo documento – al sindaco, quale autorità locale di protezione civile e nell’ambito del territorio comunale, compete la gestione dell’emergenza provocata da eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo, di calamità naturali o catastrofi; se questi eventi non possono essere fronteggiati con i mezzi a disposizione del Comune il sindaco chiede l’intervento di altri mezzi e strutture al prefetto che adotta i provvedimenti di competenza coordinandoli con quelli del sindaco le cui attribuzioni hanno natura concorrente (e non residuale) con quelle del prefetto che ne ha la direzione». Ma quella notte qualcuno ha cercato di avvisare il sindaco Filippo Nogarin su ciò che stava accadendo?

Certo, se il primo cittadino avesse installato la app della protezione civile di cui aveva ricevuto le credenziali avrebbe avuto uno strumento in più per rendersi conto di quello che stava accadendo. Ma come ha spiegato al Tirreno lo stesso Nogarin: «Io sono stato avvertito del disastro per la prima volta dal mio capo di gabinetto, Massimiliano Lami alle 6,46». È anche su questo che nei giorni scorsi sono stati ascoltati dai magistrati funzionari e dirigenti del Comune. A cominciare da Luca Soriani e Riccardo Pucciarelli, il primo referente dell’emergenza in quella notte maledetta, il secondo capo della polizia municipale e neo responsabile della protezione civile. Entrambi sono stati sentiti come persone informate sui fatti e al momento non risultano indagati.

FONTEhttp://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2017/10/04/news/inchiesta-sull-alluvione-la-procura-indaga-sulla-mancata-evacuazione-1.15943810

GENOVA ALLUVIONE 2014 – MANCATA ALLERTA

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L’assessore alla Protezione Civile è accusata di omissione di atti d’ufficio per mancata allerta …

Il  primo avviso di garanzia per l’alluvione del 9 ottobre scorso è stato notificato a Raffaella Paita, l’assessore alla Protezione Civile, attuale candidata alla Presidenza della Regione Liguria. La Procura della Repubblica le contesta la “mancata allerta”, perchè quella sera, nonostante le previsioni meteorologiche sfavorevoli e le fortissime piogge in corso, rimase chiusa fino alla mezzanotte la sala operativa della Protezione Civile in viale Brigate Partigiane a Genova, che avrebbe dovuto coordinare i soccorsi. Ma  – si è saputo in un secondo momento – la candidata Pd è indagata anche per concorso in disastro colposo e omicidio colposo, reato ipotizzato all’inizio dell’indagine dai due magistrati genovesi e contestato anche alla dirigente di Protezione civile Gabriella Minervini.

I magistrati Gabriella Dotto e Patrizia Ciccarese da oltre sei mesi hanno aperto un fascicolo per disastro colposo ed omicidio colposo (la morte dell’ex infermiere Antonio Campanella), ma battono due filoni: il primo, appunto la mancata “Allerta-Due”, il bollettino meteo dell’Arpal “errato” alle 18, che rassicurava sull’indebolimento della perturbazione; il secondo filone riguarda invece quanto è accaduto nei 40 minuti precedenti l’esondazione del Bisagno.
Tutto questo anche se Paita, durante l’interrogatorio nei mesi scorsi,  ha sostenuto “di essere stata presente in sala operativa tutta la notte”.
Paita: “Già chiarito, a disposizione del partito”. Con una nota diffusa in serata la Paita ha chiarito la sua posizione. “Sono davvero sorpresa del merito delle contestazioni che mi vengono rivolte, considerando che ho già avuto modo di chiarire nel novembre scorso la meticolosità della mia condotta nel corso di quella giornata durante la quale ho tenuto costanti contatti con la Protezione Civile, sollecitando la parte tecnica ad operare con il massimo dell’attenzione e della prudenza”.
“La contestazione che mi viene rivolta è la mancata allerta e i provvedimenti conseguenti. L’allerta meteo e i provvedimenti conseguenti sono normativamente di competenza della struttura tecnica e non competono in alcun modo agli assessori. Non mi sono mai sottratta alle mie responsabilità. Chiedo alla magistratura di andare avanti senza indugio e ribadisco di essere a totale disposizione per tutti gli ulteriori chiarimenti. Esattamente per la chiarezza che è dovuta per una vicenda così dolorosa per la nostra terra. Sono certa di aver agito nella massima correttezza e rimango a disposizione del mio Partito”.

La fiducia del Pd.  “Siamo certi che Raffaella Paita avrà modo di chiarire la propria estraneità ai fatti contestati. Confermiamo a lei la nostra fiducia e il nostro sostegno”. Così, in una nota diffusa in serata, Giovanni Lunardon, Segretario Pd Liguria, Fulvio Briano, Segretario Pd Savona, Luca Garibaldi, Segretario Pd Tigullio, Pietro Mannoni, Segretario Pd Imperia, Juri Michelucci, Segretario Pd La Spezia, e Alessandro Terrile, Segretario Pd Genova.
“Abbiamo piena fiducia nell’operato della magistratura – proseguono i segretari regionale e provinciali del Partito Democratico – e siamo certi che in tempi rapidi si arrivi a fare piena luce sugli eventi relativi all’alluvione dell’ottobre scorso. La contestazione che viene mossa a Raffaella Paita riguarda il provvedimento di diramazione dell’allerta che – sottolineano – non è un atto politico dell’assessore alla Protezione Civile ma un atto tecnico amministrativo che non compete all’assessore”.

I funzionari. Nei momenti a ridosso del disastro, però, il funzionario responsabile Stefano Vergante alle 22,15 era a casa, a Molassana, impossibilitato a raggiungere l’ufficio perchè il Bisagno nel frattempo era esondato. Alla Protezione Civile non era presente neppure Gabriella Minervini, in quei giorni direttore alla Protezione Civile.

“Sono tranquilla e sono pronta a difendermi dalle accuse che mi vengono contestate. A mio avviso in quelle ore non c’erano i presupposti

per dare l’allarme meteo”. Gabriella Minervini, direttore del dipartimento ambiente della Regione Liguria ha ricevuto oggi l’invito a comparire dai sostituti procuratori Patrizia Ciccarese e Gabriella Dotto: “Mi contestano la mancata allerta – dice al telefono – ma ho fatto tutto quello che dovevo fare. Abbiamo agito sulle previsioni di Arpal che parlavano di temporali. Non c’era la base per fare scattare un’emergenza meteo”